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martedì 18 dicembre 2012

Concorso letterario nazionale Cinderella: il sogno di Angela e Raffaele si realizza!


Sono gli occhi blu di un bimbo di 19 mesi che guardano felici e sorridenti la sua mamma che si muove come una principessa sul palco a rappresentare l’immagine più bella della prima edizione del concorso letterario nazionale “Cinderella: vinci l’abito da sposa che hai sempre sognato”. Il concorso organizzato da Mom&Woman Onlus in collaborazione con Giorgia F e PFG Style e patrocinato dal Comune di Fabriano è stato l’espressione della valorizzazione del talento delle donne indipendentemente dai mezzi economici posseduti o dal vissuto quotidiano.
Angela Buta ed il suo racconto straordinario pieno di amore, vita vissuta, difficoltà e denso di emozioni vince il Concorso e si aggiudica il primo premio: un meraviglioso abito da sposa a marchio Giorgia F.
La giuria presieduta da Patrizia Finucci Gallo di PFG STYLE sancisce commossa il suo verdetto dopo aver vissuto a pieno la favola delle tre ragazze finaliste.
Anche Cristina e Sarah, le altre due concorrenti, hanno gioito commosse per la vittoria di Angela.
Molti i costruttori del successo di questo evento, in regia la mitica Giorgia F, i ballerini della scuola di danza Tersicore che hanno interpretato danzando i racconti, gli artisti Fernanda Quaglia, Annarita Cacciatore, Monica Lascone, Davide Rotella che li hanno rappresentati, i Doctor Sixties con la voce incantevole e graffiante della loro interprete che hanno reso la magia nelle note,  l’attrice Erika Viola Ferranti che ha recitato i racconti e poi la bellissima Janet de Nardis.
“E’ nella commozione, nella felicità e nel riscatto che ho visto negli occhi di Angela ed in quelli di suo figlio, che si compie la massima realizzazione del lavoro duro, spesso ostacolato che vede Mom&Woman sempre in prima linea nella tutela dei diritti di donne e mamme in difficoltà e nella valorizzazione del loro grande talento.  L’emozione di aver speso competenze per una causa etica è diventata un fatto concreto e non è rimasta alle belle parole. La via del bene è una strada in salita, stretta e piena di sacrificio ma se riesci a farne la tua strada allora si compirà qualcosa di grande che non appartiene solo a te ma è di tutti. E’ questa la grandezza della solidarietà” afferma Marzia Del Prete, Presidente Mom&Woman Onlus. 
Durante l’evento è stato consegnato il premio impresa solidale anno 2012 di Mom&Woman Onlus a Giorgia F, per l’impegno, la professionalità e l’umanità dimostrata durante la prima edizione del Concorso letterario Cinderella.
E speriamo che sia il primo di una lunga serie…
Angela Buta, vincitrice della prima edizione del Concorso Letterario Cinderella


venerdì 7 dicembre 2012

Concorso letterario nazionale Cinderella: il sogno diventa realtà tra arte, moda e solidarietà!!


Nell’elegante cornice del Teatro Gentile di Fabriano domenica 16 dicembre alle ore 17,30 si svolgerà la prima edizione dell’evento a scopo benefico “Cinderella: il sogno diventa realtà”.
Un evento all’insegna del connubio tra moda, arte e solidarietà - patrocinato dal Comune di Fabriano e fortemente voluto dall’Assessorato al Commercio - che sarà condotto dall’affascinante showgirl, modella e conduttrice televisiva Janet De Nardis. Durante l’evento sarà selezionato e premiato il miglior racconto del concorso letterario “Cinderella: vinci l’abito da sposa che hai sempre sognato” - organizzato da Mom&Woman Onlus in collaborazione con l’atelier Giorgia F e  PFG Style - che ha ricevuto recensioni entusiastiche da parte della stampa nazionale (ELLE.it e D di Repubblica). Per valorizzare il talento femminile e regalare la possibilità di sognare indipendentemente dai mezzi economici posseduti è stato richiesto a donne in procinto di sposarsi e con un reddito ISEE inferiore ai 7500 euro annui di scrivere un breve racconto. Tra i tanti racconti pervenuti, ne sono stati selezionati 4 e le finaliste verranno invitate a Fabriano e proprio il 16 dicembre in Teatro dove una giuria composita e presieduta da Patrizia Finucci Gallo di PFG Style sceglierà chi vincerà l’ambito premio: un meraviglioso abito da sposa della collezione Giorgia F e 100 partecipazioni in carta fatta a mano gentilmente offerte da Artincarta.
Tanti gli artisti che per l’occasione si esibiranno sul palco: dai Doctor Sixties con la splendida voce di Erika Viola Ferranti, ad alcuni dei talenti della scuola di danza TERSICORE (coreografie: Anna Rita Riccioni, Emanuele Giombetti, Carlo Alberto Brencio) e un’ospite d’eccezione. Il tema della serata sarà ovviamente quello della favola disneyana di Cenerentola, in un’atmosfera quasi magica, sospesa tra sogno e realtà.
Dalle 16,30 verrà anche inaugurato nel Foyer del Teatro un mercatino solidale in cui gli espositori di Tutti pazzi per le nozze (Agenzia Viaggi Santini, Atelier Giorgia F, Casabella, Goldsmith gioielli d’arte, Hotel Ristorante Pineta, Il pettirosso, L’eccezione Hair Stylist, Mara Amore Bonapasta make-up artist, Pasticceria Lott, PuntoVerde, Salimbeni illuminazione) metteranno in vendita dei prodotti, ciascuno per la propria categoria merceologica. L’intero ricavato dell’iniziativa sarà devoluto all’Associazione Mom&Woman Onlus per i propri progetti rivolti al supporto di donne e mamme socialmente ed economicamente svantaggiate. Sempre nel Foyer del Teatro verranno esposte le opere che alcuni artisti (Davide Rotella, Anna Rita Cacciatore, Fernanda Quaglia e Monica Lasconi) hanno prodotto per ciascuno dei racconti in gara.
“E’ bello constatare – afferma Marzia del Prete,  che di Mom&Woman Onlus è la fondatrice - che, malgrado il momento di temporanea difficoltà in cui versa l’Italia tutta, ci siano ancora così tante persone disposte ad adoperarsi per aiutare chi è meno fortunato. E questo forse è il simbolo più evidente di una città che cambia in un mondo che cambia, ma senza dimenticare le proprie radici e i propri valori fondanti.” 

martedì 20 novembre 2012

Concorso letterario nazionale Cinderella: la favola di Irma e Giulio!


Irma era solare, sinuosa come un giunco e briosa come un’ape. Veniva dal Sud, la madre tessitrice, il padre costruttore, tanti bimbi. I vestiti glieli cuciva la sorella Lucia, prima che si sposasse per procura e partisse per il Brasile. Irma studiava tanto: il papà, 1º abruzzese ad andare in Australia, le insegnò ad avere una mente libera. Una nota ditta di Torino, con grandi promesse, la mandò in uno sconosciuto paesino di provincia, come assistente sociale per gli operai della fabbrica.
Giulio era arguto, fiero come un falco e buono come il pane. Aveva studiato in collegio in città. I suoi, laboriosi, conducevano una vita modesta. Lo andavano a trovare in Vespa e lui era orgoglioso della sua bella mamma. Iniziò a lavorare in fabbrica. Un giorno d’estate, di ritorno da un girovagare con amici nelle città del Nord, aiutava suo padre a raccogliere il fieno quando cadde dalla scala.
Un salto nel vuoto. Si ruppe la spina dorsale.
La fabbrica mandò la giovane assistente a far visita all’impiegato. Mesi di gesso ed immobilità.
Poi lei ebbe il trasferimento e tornò al Sud.
Lui era guarito ma sentì una fitta al cuore: la seguì.
Si sposarono.
La storia è vera.
Nella casa al Nord, nacqui io.
Angelica P.




Richiediamo alle lettrici del blog di Mom&Woman Onlus di esprimere il loro apprezzamento su questo racconto attraverso i pulsanti “divertente, interessante ed eccezionale”. Gli apprezzamenti sommati al voto della giuria tecnica coordinata da PFG STYLE, determineranno la selezione dei racconti più belli. Le scrittici finaliste sfileranno a dicembre 2012 nell'evento che sarà organizzato a Fabriano ciascuna con un abito Giorgia F, la giuria tecnica determinerà la vincitrice nel corso della serata che così avrà in dono l’abito indossato.


lunedì 12 novembre 2012

Concorso letterario nazionale Cinderella: la favola di Sarah!


Una cosa che ci legava indirettamente, prima del nostro incontro, era il trasloco.
Io ne avevo affrontati tanti da bambina, abitando così in svariati luoghi d’Italia.
Lui veniva da un continente lontano.
Tante volte mi sono chiesta se mai l’avessi incontrato lo stesso, in diverse circostanze, se per caso i suoi genitori non avessero deciso di trasferirsi dal Brasile in Italia.
E poi, chissà perché, proprio a Milano. Stessa città, stesso istituto. Stessa classe.
Nessuno dei due si era mai immaginato l’altro come compagno di vita, oltre che di scuola. Ma in qualche modo è scattata la magia.
Sto vivendo la più sincera storia che mi sia mai capitata. Vorremmo andare a vivere insieme. Coltivare il nostro amore nato 2 anni fa in un posto nuovo, mano nella mano nella nostra casa. E non lasciarci mai, ovunque ci capitasse di andare.
La nostra fiamma arde intensa, alimentata dalla passione, dalla comprensione e dalla dolcezza. Abbiamo la certezza di avere un’intera vita davanti, un’infinità di tempo da condividere assieme... Tempo per amare ed essere amati.
E’ la consapevolezza più bella dell’universo. L’amore.
Sarah A.


Richiediamo alle lettrici del blog di Mom&Woman Onlus di esprimere il loro apprezzamento su questo racconto attraverso i pulsanti “divertente, interessante ed eccezionale”. Gli apprezzamenti sommati al voto della giuria tecnica coordinata da PFG STYLE, determineranno la selezione dei racconti più belli. Le scrittici finaliste sfileranno a dicembre 2012 nell'evento che sarà organizzato a Fabriano ciascuna con un abito Giorgia F, la giuria tecnica determinerà la vincitrice nel corso della serata che così avrà in dono l’abito indossato.


giovedì 6 ottobre 2011

L'amore che rende immortali...




Discorso ai neolaureati della Stanford University, il 12 giugno 2005
"È per me un onore essere qui con voi, oggi, alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per essere onesto, questa è l’esperienza più vicina ad una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.
La prima storia: unire i puntini 
Lasciai il Reed College dopo il primo semestre, ma continuai a frequentare in maniera ufficiosa per circa 18 mesi prima di abbandonare definitivamente. Perché mollai?
Tutto cominciò prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata e decise di darmi in adozione. Credeva fortemente che avrei dovuto essere cresciuto da persone laureate e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare alla nascita da un avvocato e da sua moglie. Quando arrivai al mando, però, loro decisero all’ultimo minuto che preferivano una bambina. Così i miei genitori, che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete?”. Loro risposero: “Certamente”. Solo dopo, mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Accettò di farlo mesi dopo, solo quando i miei genitori promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.
Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno costoso tanto quanto Stanford e tutti i risparmi dei miei genitori finirono nelle tasse universitarie. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, a spendere tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando una vita intera. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi. Era piuttosto spaventoso all’epoca, ma guardandomi indietro è stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo stesso in cui abbandonai il college, smisi di seguire i corsi che non mi entusiasmavano e cominciai invece a frequentare quelli che trovavo più interessanti.
Non fu tutto rose e fiori. Non avevo più una camera nel dormitorio ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Riportavo al negozio le bottiglie di Coca Cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. E tutte le domeniche camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente l’unico buon pasto della settimana all’Hare Krishna. Adoravo tutto questo. E quello che trovai seguendo la mia curiosità e la mia intuizione risultò, solo dopo, essere senza prezzo.
Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la migliore formazione del Paese in calligrafia. In tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con grafie bellissime. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito il corso di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai i caratteri serif e sans serif, la differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, quello che rende eccezionale un’eccezionale stampa tipografica. Era bello, storico, artistico e raffinato in un modo che la scienza non è in grado di offrire e io ne ero completamente affascinato.
Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare un’applicazione pratica nella mia vita. Ma dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, tutto quello che avevo imparato mi tornò utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una bellissima tipografia. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi mai partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto caratteri tipografici differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non avrei mai frequentato quel corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacità tipografiche che ora hanno. Chiaramente, quando ero al college, era impossibile unire i puntini guardando al futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardarmi indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi indietro. Dovete aver fiducia che, in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
Seconda storia: l’amore e la perdita 
Io sono stato fortunato: ho trovato molto presto quello che amo fare. Io e Woz fondammo la Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Lavorammo duramente e in 10 anni Apple, da quell’azienda fatta di noi due e un garage, si è trasformata in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima realizzavamo la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io compivo 30 anni. L’anno seguente fui licenziato.
Come si fa ad essere licenziati dall’azienda che tu stesso hai creato? Facile: quando Apple divenne più grande, assunsi qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me e per il primo anno le cose andarono molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro cominciarono a divergere e alla fine arrivammo ad uno scontro. Quando questo successe, la commissione dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni, io ero fuori. E in maniera piuttosto plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era perso e io devastato.
Per alcuni mesi non seppi assolutamente che cosa fare. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Fu talmente un fallimento pubblico che presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: amavo ancora quello che avevo fatto. Ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato di un bit questo amore. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne resi conto allora, ma essere licenziato dalla Apple era stata la miglior cosa che mi potesse capitare. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT, un’altra azienda chiamata Pixar e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe poi diventata mia moglie. Pixar produsse il primo film d’animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più famoso al mondo. In un significativo susseguirsi di eventi, la Apple comprò NeXT, io ritornai alla Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è ora il cuore dell’attuale rinascita di Apple. E io e Laureen abbiamo una meravigliosa famiglia.
Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina molto amara, ma credo che il paziente ne avesse bisogno. Qualche volta la vita ci colpisce come un mattone in testa. Ma non perdete la fede. Sono convinto che l’unica cosa che mi trattenne dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quello che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre più bello con il passare degli anni. Perciò continuate a cercare finché non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La terza storia: la morte 
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta era “no” per troppi giorni di fila, capivo che c’era qualcosa che doveva essere cambiato.
Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai trovato per fare le grandi scelte della mia vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutte le paure di imbarazzi o fallimenti – svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore per non cadere nella trappola di pensare che abbiamo qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.
Circa un anno fa mi fu diagnosticato un cancro. Alle sette e mezzo del mattino feci la scansione che mostrava chiaramente un tumore al pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che avrei avuto si e no 3 mesi di vita. Mi dissero di andare a casa e sistemare le mie faccende (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa che dovevo prepararmi a dire ai miei figli, in pochi mesi, tutto quello che pensavo di avere ancora una vita per dire. Significa che dovevo essere sicuro che tutto fosse organizzato in modo tale che per la mia famiglia fosse il più semplice possibile. Significa che dovevo dire i miei “addii”.
Vissi con il responso di quella diagnosi per tutto il giorno. Quella sera mi fecero una biopsia, in cui ti infilano un endoscopio giù per la gola, attraverso lo stomaco fino all’intestino per inserire un ago nel pancreas e prelevare alcune cellule del tumore. Io ero sotto anestesia, ma mia moglie – che era lì – mi raccontò che quando i medici videro le cellule al microscopio iniziarono a piangere, perché avevano appena scoperto che avevo una forma di cancro molto rara e curabile con un intervento chirurgico. Mi sottoposi all’intervento chirurgico e adesso sto bene.
Quella fu la volta in cui mi avvicinai di più alla morte e spero che, per qualche decennio, sia anche l’ultima. Essendoci passato, posso parlarvi adesso con un po’ più di certezza di quando la morte fosse per me solo un concetto astratto.
Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. Ma comunque la morte è la meta che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è come deve essere, perché molto probabilmente la morte è la più grande invenzione della vita. E’ l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Ora, il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico, ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e le vostre intuizioni. In qualche modo loro sanno che cosa volete veramente. Tutto il resto è secondario.
Quando ero ragazzo esisteva una meravigliosa rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci mise dentro tutto il suo tocco poetico. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e dell’editoria elettronica, quindi la rivista era interamente creata con macchine da scrivere, forbici e polaroid. Era una specie di Google in versione cartacea, 35 anni prima che Google fosse inventato: era idealistica, traboccante di strumenti chiari e concetti meravigliosi.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina di questo numero c’era una fotografia di una strada di campagna al mattino presto, quel tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete abbastanza avventurosi. Sotto la foto erano scritte queste parole: “Stay Hungry. Stay Foolish”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.
" Steve Jobs"