Post più popolari

Visualizzazione post con etichetta felicità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta felicità. Mostra tutti i post

lunedì 11 marzo 2013

Il tesoro più importante che abbiamo è la felicità...

Care amiche,
navigando in rete mi sono imbattuta in questo discorso bellissimo di José Mujica, presidente dell'Uruguay.
Pepe Mujica, noto come “il presidente più povero del mondo”, ha attualmente 77 anni, vive nella sua casa modesta, devolve il 90% del suo stipendio in beneficenza. E’ stato in carcere 14 anni come oppositore del regime.


Ve lo riporto integralmente perché credo che sia davvero molto significativo per tutti coloro che avranno modo di leggerlo.

Il discorso di Josè “Pepe” Mujica al G20 tenutosi in Brasile

“Un grazie particolare al popolo del Brasile, ed alla sua Signora Presidentessa, Dilma Rousseff.
Grazie anche alla sincerità con la quale, sicuramente, si sono espressi tutti gli oratori che mi hanno preceduto.
Come governanti, tutti manifestiamo la profonda volontà di favorire gli accordi che questa nostra povera umanità sia capace di sottoscrivere.
Permettetemi, però, di pormi alcune domande a voce alta.

Per tutto il giorno si è parlato di sviluppo sostenibile e di affrancare, dalla povertà in cui vivono, immense masse di esseri umani.Ma cosa ci frulla per la testa ?

Pensiamo all’attuale modello di sviluppo e di consumo delle società ricche?
Mi domando: che cosa succederebbe al nostro pianeta se anche gli indù avessero lo stesso numero di auto per famiglia che hanno i tedeschi?
Quanto ossigeno ci resterebbe per respirare ?
Più francamente: il mondo ha le risorse materiali, oggi, per rendere possibile che 7 od 8 miliardi di persone possano sostenere lo stesso livello di consumo e di sperpero che hanno le opulente società occidentali ?
Sarebbe possibile tutto ciò ?
Oppure, un giorno, dovremmo affrontare un altro tipo di dibattito ?
Perché siamo stati noi a creare la civiltà nella quale viviamo: figlia del mercato, figlia della competizione, che ha portato uno sviluppo materiale portentoso ed esplosivo.
Ma l’economia di mercato ha creato la società di mercato che ci ha rifilata questa globalizzazione.
Stiamo governando noi la globalizzazione oppure è la globalizzazione che governa noi ?
E’ possibile parlare di fratellanza e dello stare tutti insieme, in un’economia basata su una competizione così spietata ?
Fino a dove arriva veramente la nostra solidarietà ?
Non dico queste cose per negare l’importanza di quest’evento, al contrario.
La sfida che abbiamo davanti è di una portata colossale, e la grande crisi non è ecologica, ma è politica!
L’uomo non governa oggi le forze che ha sprigionato, ma sono queste forze che governano l’uomo … ed anche la nostra vita !
Perché noi non siamo nati solo per svilupparci.
Siamo nati per essere felici.
Perché la nostra vita è breve e passa in fretta.
E nessun bene vale come la vita, questo è elementare.
Ma se la vita ci scappa via, lavorando e lavorando per consumare di più, il vero motore del vivere è la società consumistica, perché, di fatto, se si arresta il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, spunta il fantasma del ristagno per tutti noi.
E’ il consumismo che sta aggredendo il pianeta.
Per alimentare questo consumismo, si producono cose che durano poco, perché bisogna vendere tanto.
Una lampadina elettrica non deve durare più di 1000 ore, però esistono lampadine che possono durare anche 100 mila o 200 mila ore!
Ma questo non lo si può fare perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare e dobbiamo sostenere la civiltà dell’usa e getta, e così restiamo imprigionati in un circolo vizioso.
Questi sono i veri problemi politici che ci esortano ad incominciare a lottare per un’altra cultura.
Non si tratta di immaginare il ritorno all’uomo delle caverne, né di erigere un monumento all’arretratezza.
Però non possiamo continuare, indefinitamente, a lasciarci governare dal mercato, dobbiamo cominciare ad essere noi a governare il mercato.
Per questo dico, con il mio modesto pensiero, che il problema che abbiamo davanti è di carattere politico.
I vecchi pensatori, Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara, dicevano: “povero non è colui che ha poco, ma colui che necessita tanto e desidera sempre di più e di più”.
Questa è una chiave di carattere culturale.
Per questo saluterò di buon grado gli sforzi e gli accordi che si faranno, e come governante li sosterrò.
So che alcune cose che sto dicendo, possono urtare.
Ma dobbiamo capire che la crisi dell’acqua e del clima non è la causa.
La causa è il modello di civiltà che abbiamo messo in piedi.
Quello che dobbiamo cambiare è il nostro modo di vivere!
Appartengo a un piccolo paese, dotato di molte risorse naturali.
Nel mio paese ci sono poco più di 3 milioni di abitanti. Ma ci sono anche 13 milioni di vacche, tra le migliori al mondo, e circa 8 o 10 milioni di meravigliose pecore.
Il mio paese è un esportatore di cibo, di latticini, di carne.
E’ una pianura e quasi il 90% del suo territorio è sfruttabile.
I miei compagni lavoratori, hanno lottato molto per ottenere le 8 ore di lavoro.
Ora hanno conseguite le 6 ore lavorative.
Ma quello che lavora 6 ore, poi cerca il secondo lavoro, per cui lavora più di prima.
Perché? Ma perché deve pagare una quantità enorme di rate: la moto, l’auto, e paga una rata ed un’altra e un’altra ancora, e quando decide di riposare … è oramai un vecchio reumatico, come me, e la vita gli è volata via.
E allora uno si deve porre una domanda: è questo lo scopo della vita umana?
Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità.
Lo sviluppo deve favorire la felicità umana, l’amore per la terra, le relazioni umane, la cura dei figli, l’avere amici, l’avere il giusto, l’elementare.
Perché il tesoro più importante che abbiamo è la felicità!
Quando lottiamo per migliorare la condizione sociale, dobbiamo ricordare che il primo fattore della condizione sociale si chiama felicità umana!
Grazie !”

martedì 18 dicembre 2012

Concorso letterario nazionale Cinderella: il sogno di Angela e Raffaele si realizza!


Sono gli occhi blu di un bimbo di 19 mesi che guardano felici e sorridenti la sua mamma che si muove come una principessa sul palco a rappresentare l’immagine più bella della prima edizione del concorso letterario nazionale “Cinderella: vinci l’abito da sposa che hai sempre sognato”. Il concorso organizzato da Mom&Woman Onlus in collaborazione con Giorgia F e PFG Style e patrocinato dal Comune di Fabriano è stato l’espressione della valorizzazione del talento delle donne indipendentemente dai mezzi economici posseduti o dal vissuto quotidiano.
Angela Buta ed il suo racconto straordinario pieno di amore, vita vissuta, difficoltà e denso di emozioni vince il Concorso e si aggiudica il primo premio: un meraviglioso abito da sposa a marchio Giorgia F.
La giuria presieduta da Patrizia Finucci Gallo di PFG STYLE sancisce commossa il suo verdetto dopo aver vissuto a pieno la favola delle tre ragazze finaliste.
Anche Cristina e Sarah, le altre due concorrenti, hanno gioito commosse per la vittoria di Angela.
Molti i costruttori del successo di questo evento, in regia la mitica Giorgia F, i ballerini della scuola di danza Tersicore che hanno interpretato danzando i racconti, gli artisti Fernanda Quaglia, Annarita Cacciatore, Monica Lascone, Davide Rotella che li hanno rappresentati, i Doctor Sixties con la voce incantevole e graffiante della loro interprete che hanno reso la magia nelle note,  l’attrice Erika Viola Ferranti che ha recitato i racconti e poi la bellissima Janet de Nardis.
“E’ nella commozione, nella felicità e nel riscatto che ho visto negli occhi di Angela ed in quelli di suo figlio, che si compie la massima realizzazione del lavoro duro, spesso ostacolato che vede Mom&Woman sempre in prima linea nella tutela dei diritti di donne e mamme in difficoltà e nella valorizzazione del loro grande talento.  L’emozione di aver speso competenze per una causa etica è diventata un fatto concreto e non è rimasta alle belle parole. La via del bene è una strada in salita, stretta e piena di sacrificio ma se riesci a farne la tua strada allora si compirà qualcosa di grande che non appartiene solo a te ma è di tutti. E’ questa la grandezza della solidarietà” afferma Marzia Del Prete, Presidente Mom&Woman Onlus. 
Durante l’evento è stato consegnato il premio impresa solidale anno 2012 di Mom&Woman Onlus a Giorgia F, per l’impegno, la professionalità e l’umanità dimostrata durante la prima edizione del Concorso letterario Cinderella.
E speriamo che sia il primo di una lunga serie…
Angela Buta, vincitrice della prima edizione del Concorso Letterario Cinderella