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martedì 22 maggio 2012

Per supportare la conciliazione a 360 gradi, Mom&Woman Onlus forma assistenti familiari non sanitari

Mom&Woman Onlus sempre vicina alle donne e alle mamme nella conciliazione dei carichi famiglia lavoro, organizza un corso di formazione professionale di assistente familiare non sanitario. Il corso si propone di offrire, in un’ottica teorica/esperienziale, le conoscenze e competenze di base indispensabili per formare futuri assistenti familiari che lavoreranno a servizio della popolazione anziana.
La metodologia utilizzata è caratterizzata da insegnamenti teorici e pratici finalizzati nell’aiutare i discenti ad acquisire una maggiore consapevolezza del ruolo e una modalità operativa non sanitaria che permetta sia di rispondere alle esigenze di cure e benessere della persona anziana, ma anche di fornire gli elementi per promuovere altre importanti competenze. Attraverso il case management comunitario il discente acquisirà la capacità di divenire il referente del caso nella gestione con la persona anziana e nella mediazione con la famiglia.
E' prevista una prova finale attraverso un questionario scritto ed un colloquio orale sui temi affrontati durante le giornate del corso, il superamento della stessa darà accesso all’elenco di assistenti familiari non sanitari che Mom&Woman Onlus metterà a disposizione delle famiglie laddove ne facciano richiesta.
A tutti i partecipanti sarà comunque rilasciato un attestato di partecipazione.
Il corso sarà svolto nelle giornate del 22, 23, 24, 26 Giugno 2012, presso il Centro Civico di Borgo San Michele di Latina dalle ore 9 alle ore 18.00, ha una durata di 30 ore ed un costo di 200 euro. Tutta la programmazione del corso e le modalità di iscrizione sono consultabili dal sito di Mom&Woman Onlus. Per maggiori informazioni è necessario scrivere una mail all’indirizzo info@mom-woman.com oppure telefonare al numero 333 2904780.


martedì 31 gennaio 2012

Conferenza-evento di presentazione dellʼassociazione Mom&Woman Onlus. A parlare i fatti più delle parole.

Eʼ dopo la lettura del messaggio di saluto ed encomio da parte del Ministro Elsa Fornero che lʼassociazione nazionale Mom&Woman Onlus si presenta alla città di Latina, il 21 gennaio 2012. Una conferenza di fatti immortalati dagli scatti di Jamila Campagna e dalla voce in video delle donne e mamme disoccuppate del territorio laziale, coinvolte nei progetti dellʼassociazione.
Tuteliamo i diritti civili di donne e mamme svantaggiate da un punto di vista economico, sociale ed assistenziale a 360 gradi. Forniamo assistenza medica e psicologica per il recupero delle nostre donne e mamme, garantiamo loro unʼalta formazione finalizzata alla riallocazione effettiva nel mercato del lavoro, creiamo nuova occupazione rimettendo in gioco il loro talento, oppure le aiutiamo nella ricerca di un lavoro. Sosteniamo lʼimprenditoria femminile e la creazione di start-up rosa, perchè è dimostrato che le “imprese in gonnella” producono il doppio degli utili. Favoriamo la conciliazione dei carichi famiglia-lavoro grazie ai nostri servizi di conciliazione e puntiamo sullʼaffermazione della leadership al femminile affinchè sempre più donne e mamme possano raggiungere in Italia le posizioni di vertice e di potere in qualisiasi contesto economico, politico e sociale.

Il nostro modello economico-solidale punta sulla valorizzazione del talento delle donne e delle mamme. Ne mettiamo in gioco il potenziale gestionale, umano e relazionale, le competenze, la forza, il coraggio e la determinazione con grande professionalità, umanità ed entusiasmo. Eʼ dallo scambio di competenze e conoscenze delle persone dello staff di Mom&Woman Onlus che oggi possiamo affermare di aver creato occasioni di lavoro.
Una donna o una mamma svantaggiata che entra a far parte del cuore della solidarietà di Mom&Woman Onlus sa di poter trovare professionisti motivati ed affermati che punteranno alla sua valorizzazione prima di tutto come persona e le garantiranno nuova professionalità, sostenendola nella conciliazione dei carichi famiglia-lavoro.
Gli ambiti di intervento di Mom&Woman Onlus sono diversi. Abbiamo unʼarea di sensibilizzazione dellʼopinione pubblica, una di salute e benessere, un settore educativo, un settore di ascolto consulenza, tutoraggio e alta formazione, unʼarea di conciliazione dei carichi famiglia-lavoro ed unʼarea di pubbliche relazioni.

Durante la conferenza abbiamo presentato i servizi relativi alla nostra area di conciliazione attraverso i quali diverse eccellenze del settore educativo (tutte donne e mamme disoccupate del territorio laziale) sono state formate gratuitamente e rimesse in gioco sul mercato del lavoro. HomeTeacher&Kids (i nostri nidi famiglia), EnterpriseTeacher&Kids (i nostri nidi aziendali) e NannY (le nostre tate a domicilio) sono servizi di conciliazione innovativi a marchio Mom&Woman Onlus. Nascono dal nostro essere mamme prima che professioniste e dallʼascolto delle mamme-lavoratrici.
Una mamma o unʼazienda che si inseriscono in uno dei nostri progetti di conciliazione, fanno molto di più che aderire al servizio in sé. Stanno sostenendo il cambiamento, stanno favorendo lʼoccupazione femminile, stanno dando modo a Mom&Woman Onlus di sviluppare i propri progetti solidali nei confronti di donne e mamme svantaggiate e stanno creando una società più paritaria per il futuro dei propri figli.
Dal 6 febbraio avvieremo i nostri servizi di conciliazione sul territorio laziale e a seguire apriremo le nuove selezioni di donne e mamme disoccupate sul territorio nazionale.

Il cambiamento è possibile, se cambiano le regole del gioco, se la solidarietà diventa scambio e condivisione di conoscenze e professionalità, se la valorizzazione del talento femminile diventa la variabile chiave da cui non si può più prescindere. Per informazioni o adesioni ai nostri progetti scrivete a info@mom.woman.com, oppure consultate il nostro sito www.mom-woman.com


Marzia Del Prete
Presidente Mom&Woman Onlus

venerdì 20 gennaio 2012

"Date alle donne occasioni adeguate ed esse potranno fare tutto" Oscar Wilde

Latina riparte dal talento delle donne. Il 21 gennaio 2012, al via la conferenza-evento di presentazione di Mom&Woman Onlus. Un'associazione nazionale senza fini di lucro, che tutela i diritti civili di donne e mamme svantaggiate da un punto di vista economico, sociale ed assistenziale nel rispetto dell'art. 3 della Costituzione Italiana.
Mom&Woman Onlus si presenta attraverso tre esempi concreti ed innovativi che daranno nuova occupazione a diverse donne e mamme disoccupate del territorio laziale ed a tendere a livello nazionale. Mi piace definire ciò che facciamo come un nuovo modello economico solidale, volto a generare nuova occupazione attraverso la condivisione di conoscenze e lo scambio di competenze di diversi professionisti motivati ed affermati, a sostegno dellʼidea etico-solidale e della mission dell'associazione. Tutto ciò che è stato realizzato ad oggi, è frutto dell'impegno volontario dello staff dell'associazione che punta sulla valorizzazione dei talenti al femminile e li rimette in gioco, creando occasioni di lavoro al momento senza alcun finanziamento pubblico.
Con HomeTeacher&Kids, EnterpriseTeacher&Kids e NannY abbiamo voluto dare occupazione ad eccellenze del settore educativo e scolastico, creando servizi di conciliazione innovativi. Le abbiamo selezionate ed abbiamo puntato sullʼalta formazioneper la loro riallocazione effettiva nel mercato del lavoro. Nello stesso tempo però abbiamo un chiaro obiettivo strategico. I nostri servizi di conciliazione vogliono alleggerire i carichi famiglia-lavoro delle donne, affinchè le mamme lavoratrici non siano obbligate a rinunciare alla loro occupazione per la cura familiare.
A fissare il tempo sul nostro lavoro, il talento della fotografa Jamila Campagna, che ha ripreso ogni singolo momento della formazione delle nostre donne e mamme. Allestiremo una mostra fotografica ed artistica con il fine di valorizzare e concretizzare il lavoro svolto. Ringraziamo il Liceo Artistico Statale di Latina per aver accolto questa iniziativa. Quanto verrà mostrato si inserisce nelle ampie dinamiche sociali e culturali della città con il fine di orientare I cambiamenti anche in senso strutturale ed innovativo. Hanno dato la loro disponibilità a partecipare allʼevento la consigliera di parità della provincia di Latina Stefania Pascucci,la delegata alle pari opportunità della provincia di Latina Filomena Sisca, il Vice Presidente del Comitato per la promozione dellʼimprenditoria femminile della camera di commercio di Latina Laura Brida. Lʼinvito è stato esteso alle principali istituzioni di riferimento.
E' invitata la cittadinanza tutta.

Marzia Del Prete
Presidente Mom&Woman Onlus

lunedì 26 settembre 2011

Un annuncio di lavoro a prova di mamma!

L’associazione Mom&Woman Onlus ricerca personale qualificato principalmente nel territorio di Latina e provincia da inserire nel proprio organico.
La selezione è rivolta a donne disoccupate con:
-Diploma di Maestra di Asilo
-Diploma di Vigilatore d’Infanzia
-Diploma di Puericultore
-Qualifica di Assistente d’Infanzia
-Diploma di Maturità Professionale di Assistente di Comunità Infantile
-Abilitazione magistrale
-Diploma di Maturità Tecnica Femminile (specializzazione dirigente di comunità)
-Laurea specialistica in psicologia (o vecchio ordinamento)
-Laurea in pedagogia
-Laurea in scienze della formazione primaria
e comprovata esperienza (almeno annuale) nel settore dell’educazione all’infanzia (vedi bando Allegato).
Titolo preferenziale sarà la conoscenza della lingua Inglese e l’essere mamma.
I cv e la documentazione prevista nel bando devono pervenire entro e non oltre il 26 ottobre all’indirizzo info@mom-woman.com

Non siate incredule amiche, avete letto bene!
Questo è chiaramente un annuncio di lavoro, anche di questi tempi si può. Ad Harvard insegnano che, quando il lavoro manca, bisogna crearselo. Attivare la mente e valutare nuove prospettive di crescita è per noi la regola!

Le destinatarie di questo annuncio sono donne disoccupate!Ops qualcuno pensa alla disoccupazione femminile? Anche questo si può.
Le stime poco rincuoranti relativamente al tasso di occupazione femminile, in particolare al centro-sud, sono la testimonianza che l’Italia non è un Paese per donne. Non c’è cosa più chiara dei numeri, anche quando la politica li abbellisce di champagne e cotillon. Il tasso di occupazione femminile è stabile al 46,3%, contro una media Europea molto vicina al 60%. Da una recente analisi della Banca d’Italia emerge che, con un tasso di occupazione femminile al 60%, il PIL crescerebbe di 7 punti percentuali e si ridurrebbe il rischio di povertà.
Tutto questo se l’Italia fosse un Paese per donne, invece non si posiziona nemmeno tra i primi 165 Paesi al mondo per politiche al femminile, secondo la classifica stilata da Newsweek (settembre ’11). Noi vogliamo un Paese per donne!

Titolo preferenziale per rispondere a questo annuncio di lavoro è l’essere mamma! Amiche, credetemi, non è uno scherzo! La maternità è quanto di più bello e grande una donna possa vivere. Rappresenta il miracolo della vita che si compie. Eppure anche con la maternità, in Italia, una donna inizia ad avere problemi. Problemi sul lavoro, perché sembra che rientri come una reduce di guerra mutilata e che pertanto, debba essere in qualche modo esonerata dal servizio. In realtà, gli unici poco illuminati sono solo quei datori di lavoro che la considerano tale. Sono ignoranti, non ho altre parole per definire la discriminazione. Ignoranti da un punto di vista umano e da un punto di vista economico-gestionale. Non che si debba essere tutti laureati in Economia per comprendere che una mamma è una risorsa e non una reduce di guerra. E’ una risorsa perché la maternità incrementa e potenzia la creatività (lo dicono gli psicologi), è una risorsa perché riesce a gestire più di un manager d’azienda tutti i carichi di cui è responsabile. Sfido formalmente ognuno di questi grandi amministratori d’azienda a confrontarsi con una mamma. Sarebbe un momento di crescita davvero esemplare e forse ci sarebbero più nidi aziendali, telelavoro e concessioni di part-time. Sono sicura che con il tempo si arriverebbe anche ad una parità retributiva (oggi lo stipendio di una donna è inferiore dal 10% al 25% rispetto a quello di un uomo con pari mansioni). Noi vogliamo un’Italia per le mamme e a favore della maternità!

Cerchiamo principalmente nel territorio di Latina e provincia. E qui ci sono donne che molto più di me potrebbero esprimere l’importanza della territorialità di questa selezione. Latina è un territorio imprenditoriale in dismissione. Spesso abbiamo parlato di Rosa e delle donne della Tacconi, loro ne sono solo un esempio. Noi crediamo che a Latina e provincia si possa ricominciare ripartendo dalle donne e dalle mamme!

E noi che vogliamo creare nuove prospettive di crescita, che crediamo che l’Italia possa essere un paese per donne e mamme, che chiediamo tutela per i diritti fondamentali legati alla maternità, che pubblichiamo questo annuncio di lavoro siamo Mom&Woman Onlus.
Un’associazione nazionale che opera per la tutela dei diritti civili di donne e mamme svantaggiate sotto il profilo economico, sociale, assistenziale o di qualunque altro genere, nel rispetto del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione Italiana (www.mom-woman.com).

Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano, ma se non ci fosse quella goccia, all'oceano mancherebbe."


Madre Teresa di Calcutta

Buona giornata mamme, viva le donne!

giovedì 30 giugno 2011

La sottile linea rossa...

E' successo a Latina, alle 29 operaie della Tacconi, oggi succede ad Inzago in provincia di Milano: la MaVib decide di licenziare, a causa della crisi, solo le donne. Questa sottile linea rossa della discriminazione di genere è uno dei pochi elementi certi che ci caratterizzano da nord a sud.
Mi chiedo fino a quando le donne saranno vittime di discriminazione e soprusi sul posto di lavoro? Quando finirà questo Medioevo di ignoranza della classe dirigente in Italia?
L'Europa chiede parità di sesso e non discriminazione, i dirigenti della MaVib rispondono così: "Licenziamo le donne, così possono stare a casa a curare i bambini".
Ed ancora : "Tanto in famiglia il loro è sempre il secondo stipendio".
E' davvero vergognoso che oggi, 30 giugno 2011, ancora si parli questo linguaggio quasi sentendosi giustificati. Vergognoso che le 29 donne della Tacconi siano rimaste nel silenzio di un'intera cittadinanza e delle Istituzioni, vergognoso che le donne della MaVib vengano licenziate con la solita scusa della cura familiare.
Se l'Italia non comprenderà che le donne sono una risorsa per il Paese, che c'è una corrispondenza biunivoca tra donne e PIL, potrà solo prodursi nuova crisi dalla quale non riusciremo ad uscire. Le nostre peculiarità di genere, che dovrebbero essere esaltate, vengono continuamente oscurate o sminuite. E' vero sappiamo anche prenderci cura dei nostri figli, ma questo non deve essere un limite e la via ad un licenziamento giustificato, piuttosto dovrebbe essere un valore aggiunto per chi ha l'onore di confrontarsi con noi.
Mi piacerebbe lasciare a mia figlia, almeno un mondo diverso se è troppo dire migliore, mi piacerebbe che Rebecca, Elena, Sara, Marta, Matilde, Veronica e tutte le bambine di questa Italia, una volta cresciute non si trovino mai a dover vivere situazioni di discriminazione e disagio. Io credo fermamente che un'Italia paritaria si possa costruire, con l'aiuto di tutte voi che leggete e che sapete quanto sia duro il mestiere di essere donna e mamma oggi. Non rassegnamoci a condizioni imposte, facciamo nostre le cause di chi vive questo disagio, perchè anche solo con il buon esempio possiamo costruire un futuro migliore per le nostre figlie. Invito pertanto, la cittadinanza di Latina e tutti i lettori di Mom&Woman, il 7 luglio, a dare solidarietà alle donne della Tacconi, davanti al Tribunale, perchè in quella sede si concluderà la loro bella ed esemplare lotta per la dignità.

martedì 8 marzo 2011

8 marzo alla Tacconi Sud

Care amiche,
in questa giornata dedicata alla donna, Mom&Woman ha sentito l'esigenza di mostrare la propria solidarietà alle donne della Tacconi Sud, andando fisicamente a trovarle sul luogo del presidio.Tutta la città di Latina, era stata formalmente invitata, ma a parte una schiera di giornalisti, a mio avviso c'è stata poca affluenza per una situazione così drammatica. In questa giornata della festa della donna, voglio ricordare a tutte, che essere indifferenti a questo tipo di situazioni, significa in parte convalidare tutte le discriminazioni che vengono fatte a nostro carico.
Il fatto che 29 donne (tra cui diverse mamme) perdano il lavoro, non è una cosa normale e non deve rientrare nell'ordinaria amministrazione altrimenti quale futuro si prospetta domani per le nostre figlie? Se non iniziamo sin da oggi ad essere portatrici di un cambiamento nel nostro piccolo, nulla cambierà. Le mie non sono solo parole, la nostra rivoluzione culturale deve prendere piede e deve essere una rivoluzione di azioni sociali volte a migliorare la questione femminile (in attesa che qualcuno al governo svolga il suo ruolo istituzionale). E' inutile lamentarsi e protestare: se non siamo noi per prime a farci promotrici di cambiamento, nessuno lo farà per noi!
Troppe parole sono state dette sulle donne, troppo clamore è stato fatto su Ruby, sulla mamma maitresse di Noemi, e come al solito le donne anche in questi casi si sono discriminate da sole. L'atteggiamento della maggior parte delle Italiane (anche le femministe) è stato quello di guardare alla prostituta minorenne e non al puttaniere di una certa età, come se fosse un problema di morale per la prima ma non per il secondo.La nostra è una società sessista, e questi sono i risultati.
Oggi sembra che si veda solo il lato negativo della medaglia: si parla poco del vero valore delle donne e di quella questione femminile che parte dal basso, di mamme che non hanno il tempo di fare le maitresse perchè devono pensare a come mangiare il giorno dopo, di donne che nel silenzio subiscono ogni tipo di violenza, che sono vittime di discriminazione sul lavoro e disoccupazione, che sono il motore immobile dei consumi e della società pur essendo le meno ascoltate, che devono dimostrare il loro talento il doppio se non il triplo degli uomini.
Mom&Woman nel suo piccolo pone in essere le sue azioni parlandovi di una questione femminile che è fatta di tutte noi, denunciando qualsiasi situazione metta nella condizione una donna o una mamma di essere vittima di discriminazione, aprendo il suo canale TV su Youtube per fotografare (nei giorni che verranno) la "nostra" questione femminile e darvene conto,e per proporre nuove azioni concrete sperando nell'aiuto di tutte coloro che abbracciano la sfidante mission di dare finalmente alle donne il ruolo che spetta loro di diritto.
Buon 8 marzo, viva le donne!

lunedì 28 febbraio 2011

Il vero valore della flessibilità

Care amiche,
quando si parla di flessibilità sul luogo di lavoro spesso si incorre in false ambiguità, perchè l'argomento è sicuramente uno dei più complessi della disciplina del diritto del lavoro.
L'obiettivo di oggi di Mom&Woman, sempre nel tentativo di facilitare l'utilizzo degli strumenti di flessibilità sul lavoro da parte di mamme e neomamme, è di fare luce su questo argomento.
La flessibilità deve essere inquadrata in due ottiche diverse: in primo luogo, dal punto di vista del lavoratore ed in secondo luogo, dal punto di vista del datore di lavoro.
Spesso questi due aspetti si confondono e si da un'accezione estremamente negativa alla flessibilità, perchè la si analizza esclusivamente dal lato del datore di lavoro. Gli strumenti di lavoro flessibile possono essere invece considerati un valido veicolo di crescita, se ne si comprende la logica per il lavoratore, e già lo rappresentano in Europa. 
Voglio sottolineare che flessibilità non è solo il part-time!
Diverse, sono infatti, le possibilità di flessibilità per il lavoratore (uomo o donna):
1) Orari flessibili individuali
Normalmente la flessibilità individuale consiste nella possibilità di variare gli orari d’ingresso e di uscita dall’azienda entro certe fasce predeterminate. L’orario flessibile individuale è un istituto non previsto dalle norme del Contratto nazionale di lavoro (in seguito Ccnl), ma neppure negato come possibilità, perciò può essere istituito dalla contrattazione aziendale.Esistono alcune esperienze dove il concetto di flessibilità individuale è stato esteso, superando il vincolo delle 8 ore di presenza giornaliera: in questi casi il singolo lavoratore può variare la propria presenza sul lavoro, ad esempio, da un minimo di 6 ore a un massimo di 9, l’importante è che la presenza media, in un arco di tempo definito, sia di 8 ore.
2)Job Sharing
E' un contratto di lavoro ripartito o contratto di lavoro a coppia. Più soggetti, solitamente due, assumono contemporaneamente il medesimo rapporto di lavoro suddividendosi un unico posto di lavoro a tempo pieno. Questi lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, con modalità autonome, l’orario e la quantità di lavoro. Ciascun lavoratore è responsabile dell’intera prestazione lavorativa, mentre il datore di lavoro è tenuto a distinti obblighi retributivi e contributivi come nel caso di due rapporti a tempo parziale, indipendentemente dall'effettiva prestazione di ciascun lavoratore.
3)Orari annui
Nel campo degli orari annui si collocano i periodi di aspettativa non retribuita, previsti dal Ccnl, agli artt. 14-bis e 12-bis, Disciplina speciale, rispettivamente Parte prima e Parte terza che si aggiungono all'aspettativa non retribuita che si può richiedere nel caso di malattia, quando si stia per superare il periodo di conservazione del posto di lavoro.
Un ulteriore ampliamento a questa normativa deriva dai cosiddetti “congedi parentali” previsti dalla legge 8 marzo 2000, n° 53.
4) Banca ore 
Il Ccnl ha introdotto due istituti: il “conto ore” per accantonare i permessi annui retribuiti e la “banca ore” per accantonare eventualmente gli straordinari. Entrambi gli istituti hanno le stesse regole per la fruizione delle ore accantonate. Questi sistemi hanno un obiettivo preciso: costruire degli spazi individuali di gestione dei riposi retribuiti, in altre parole dotare i lavoratori di strumenti individuali che “compensino” i crescenti vincoli derivanti dalle variazioni del mercato. In questo modo rompere anche la sensazione di dipendenza costante a quelli che sono i flussi produttivi e di mercato.
5)Part-Time
Il contratto a tempo parziale è un istituto previsto dal Ccnl, all’art. 1-bis, Disciplina generale, Sezione terza: la possibilità di passare da tempo pieno a tempo parziale è un diritto indiscutibile per i lavoratori per i cosiddetti “lavori di cura” (assistenza ai congiunti ammalati e per la necessità di accudire i figli con età inferiori a 7 anni) nei limiti del 2% degli occupati a tempo pieno; mentre ulteriori incrementi, fino al limite massimo contrattuale del 4%, sono subordinati alle esigenze tecniche e organizzative dell’azienda.
Gli strumenti di lavoro flessibili sono fenomeni occupazionali in continua crescita negli ultimi 20 anni in Europa, dove gli accordi sulle modalità e i tempi del lavoro sono parte integrante di una nuova strategia per l'occupazione e la crescita all'interno dell'Unione europea. Molto interessante è  l'ultimo rapporto di Eurofound "Part time in Europe 2010" http://www.eurofound.europa.eu/ewco/reports/TN0403TR01/TN0403TR01.pdf.
All'estero infatti il part-time è uno strumento molto utilizzato, in ruoli di management e anche dagli uomini. Al momento, invece, in Italia è poco utilizzato (28% delle donne), spesso è "involontario" (cioè è un escamotage per pagare meno contributi ma di fatto la persona lavora full time, oppure è l'unico modo per una persona di lavorare, ma non rispecchia la sua scelta che sarebbe per un full time) e non riguarda quasi mai uomini (5%). Anzi, molte donne sono contrarie al part-time proprio perché rischia di marginalizzarle, o di istituzionalizzare il loro ruolo  di cura, ammettendo di fatto che è la donna a dover fare compromessi tra famiglia e lavoro e non l'uomo. Queste distorsioni, nella mente dei datori di lavoro e della popolazione in genere, provocano un cattivo utilizzo di tutti gli strumenti di flessibilità al punto che in Italia la flessibilità è ritenuta una trappola ed è malvista.
Come sempre, servirebbe cambiare la testa agli Italiani, per produrre dei risultati. Avete idea di quanto gioverebbe il part-time oppure il job sharing ad una corretta ripartizione dei carichi lavoro-famiglia? Peccato che non sono considerati una  "cosa per uomini"  ma solo per donne (principalmente mamme), che implicitamente così abbandonano tutti i processi di crescita e di carriera in azienda. Provate a pensare di poter condividere tutti i carichi familiari anche con il vostro coniuge o compagno, attraverso un lavoro flessibile per entrambi, a tutti i livelli di carriera, senza che questo marginalizzi o demansioni chi lo fa.Non è un sogno e può essere realtà! Non è necessario, infatti, come accade in Italia, che la mamma che vuole il part-time, passi da manager a segretaria (nel migliore dei casi) o a dimettersi (nel peggiore); in Europa non cambia nè il job title nè l'occupazione, ma solo la fruizione del tempo libero, ed è così che deve essere anche in Italia. Una donna manager, con la maternità, non prende la qualifica di mamma-segretaria ma resta una mamma-manager con la sua laurea, le sue specializzazioni e vuole continuare a fare il suo lavoro. E questo vale a tutti i livelli di carriera: vale per le dipendenti e per le operaie, vale per tutte noi.
Solo per completezza voglio evidenziare gli strumenti di flessibilità per il datore di lavoro, anche se ahimé quelli si conoscono maggiormente perchè sono ormai entrati nel gergo comune. Parliamo, per esempio, di straordinario, di cassa integrazione e di contratti di solidarietà.Ovviamente il termine cassa integrazione e tutto quello che ne deriva per un lavoratore, ha dato alla flessibilità un ruolo negativo, anche perchè in Italia se ne parla solo in questi casi.
Eppure il vero valore della flessibilità se la si guarda dal lato del lavoratore è grande e tende alla parità uomo-donna, alla ripartizione dei carichi famiglia-lavoro, ad una migliore gestione del tempo lavorato a favore del tempo libero.Sono convinta che noi mamme e donne daremo il giusto valore alla flessibilità e ne usufruiremo davvero, solo quando non scenderemo a compromessi con la marginalizzazione ed il demansionamento in cambio di un lavoro "flessibile all'italiana"!
Buona giornata mamme, viva le donne!



martedì 15 febbraio 2011

Riprendiamoci la dignità: dal Reality Show al Paese Reale!

Care amiche,
mi sono sempre chiesta cosa resta delle nostre lotte, delle nostre indignazioni, delle nostre manifestazioni di piazza, quando le luci dei riflettori si spengono e quando le TV hanno raggiunto l'audience desiderato da non volerne più parlare. La mia risposta è che, nel lungo periodo, in Italia la maggior parte dei problemi reali del Paese va a finire nel dimenticatoio e ciascuno di noi resta con i suoi mali. Donne e mamme perdono il lavoro, i nostri figli vivono e probabilmente vivranno la disoccupazione, il debito pubblico aumenta in maniera esponenziale, si fanno tagli al welfare di tutti i tipi (ma non alle auto blu e agli stipendi dei parlamentari) ed intanto in TV di questa Italia non si parla o si parla poco. Del resto è più importante che la gente si distragga con i reality show: l'Isola dei Famosi, il Grande Fratello, Amici ecc.
Gli Italiani vivono di reality e muoiono di Paese Reale, che paradosso!!!
Il consiglio che Mom&Woman, vuole dare alle sue lettrici, è di spegnere la televisione anche solo per un giorno. Questo esercizio, sembra banale, ma con un semplice gesto si può crescere in cultura. In quel giorno, fate più clic su Internet e meno zapping con il telecomando, leggete l'informazione libera e priva di condizionamenti, fatevi un'idea chiara di quello che accade nel nostro Paese.
Ad esempio se quel giorno fosse oggi e decideste di leggere Mom&Woman, incappereste in questa nuova nota di Rosa, pubblicata a titolo di protesta formale e per non dimenticare:


"Sono trascorsi 25 giorni dall'inizio del presidio. Abbiamo atteso questo l'incontro in prefettura come un passaggio importante e in parte risolutivo. Siamo uscite con un pugno di mosche in mano! Nessuna garanzia! stanno per scadere i termini per il completamento della domanda di cassa avviata dopo l'accordo del 18 gennaio, se per il 25 febbraio non verrano inseriti i profili di ciascun dipendente presso il data base dell'INPS rischiamo l'ammortizzatore sociale!
Del resto dobbiamo fidarci sulla parola che un liquidatore venga nominato per domani mattina!Come possiamo non fidarci! in questo Paese di galantuomini!
Mentre scendevo le scale con la delegazione delle colleghe, riflettevo sul fatto che tante volte mi ero pentita di aver trascinato queste disgraziate compresa me in un'avventura dagli esiti incerti, ma ad ogni gradino sceso concludevo che non c'era altro da fare e che non possiamo tornare indietro. Alcune di noi sono stanche e avvilite, non resta altro che aspettare la legge, ma quello che vorremmo davvero è un abbraccio da questa città.
Una sciagura si è abbattuta su questo territorio +94% di cassa integrazione solo nell'arco del 2010, ma bollettini di questo tipo appaiono solo sui giornali locali, in tal senso siamo al pieno federalismo dei dati ancor prima d'essere una federazione.
Tensioni di vario genere  attraversano il presido e impiego la maggior parte del tempo cercando di ascoltare tutti i disagi del gruppo. Non è facile superare le fasi iniziali dell'ennesima delusione, ma accade quasi sempre che ne usciamo rafforzate. Come oggi quando sono tornata in fabbrica per relazionare sull'incontro a chi aspettava il nostro ritorno.
Non si raccolgono onori da delegata sindacale, quando un attimo prima di iniziare a parlare l'assemblea tace e aspetta la prima frase come la buona novella.
Un lungo silenzio di delusione ha accolto le mie parole e nonostante la mia collaudata esperienza in "notizie impopolari" la mia voce un po' impacciata per il nodo in gola ha tradito la mia sicurezza. In soccorso è arrivata la loro solidarietà. Tutte hanno ripetuto "abbiamo fatto bene ad occupare Ro, chissà cosa avremmo fatto adesso!".
Alle mie colleghe va il miglior intervento della giornata. quella silenziosa consapevolezza di aver fatto per tutte noi la cosa giusta.
Rosa Giancola"

Tutto deve cambiare, affinchè nulla cambi...E' sempre stato così in Italia. Non è più importante la vita di una donna che lotta per la sua dignità e per mantenere un posto di lavoro rispetto a quello che fanno i naufraghi dell'Isola dei Famosi (a cui verrà dedicato quasi un intero canale televisivo per i prossimi mesi)?Io credo che sia giunto il tempo di passare dal Reality Show al Paese Reale, di spegnere la televisione e accendere il cervello.
Buona giornata mamme, viva le donne!!!

lunedì 14 febbraio 2011

Mamme imprenditrici: si può!

Care amiche,
oggi Mom&Woman, vuole nuovamente ritornare sul tema dell'imprenditorialità femminile e sull'importanza di rimettersi in gioco nel mercato del lavoro.
Dopo essere scese in piazza ieri, per difendere la nostra dignità di donne e certa che non sarà una manifestazione a cambiare le cose, credo sia opportuno iniziare a proporvi alcuni strumenti concreti di cambiamento.Vi segnalo, pertanto, un'interessante opportunità di lavoro. 
Il 10 Febbraio 2011 è stato presentato a Milano il progetto Mamme Fanno Impresa, che intende supportare e far sviluppare il lato imprenditoriale di noi mamme, attraverso l'apertura in franchising di negozi Brums e Bimbus a condizioni vantaggiose.
Il progetto, promosso da Preca Brummel, è la prima iniziativa di questo tipo in Italia. Come più volte sottolineato da Mom&Woman, le mamme hanno un altissimo potenziale anche in ambito imprenditoriale oltre che gestionale. Sono capaci, flessibili, con grande attitudine al problem solving e predisposizione alle relazioni umane. 
Le mamme sono risorse e questo è uno dei primi progetti in Italia che finalmente ne propone una valorizzazione.
Quali i vantaggi per le mamme?
Per la conciliazione dei carichi familiari con il lavoro, Preca Brummel garantisce la "Mamma Jolly", una sostituta che nei primi 3 anni di attività si alternerà alla mamma imprenditrice nel suo periodo di ferie.
Gli altri benefits previsti per le mamme sono relativi ai figli! L’azienda garantirà un piano di accumulo per gli studi: una “borsa di studio” della durata di cinque anni, riscattabile al diciottesimo anno d’età di ogni figlio; inoltre Preca Brummel assegnerà un guardaroba Brums o Bimbus del valore di 1.000,00 € all’anno per ciascun figlio.
Se vi spaventa l'idea del Business Plan o del piano di comunicazione, state tranquille Mamme Fanno Impresa è un progetto trasversale anche a questi temi e garantisce un presidio ed un aiuto consulenziale a tutte le mamme che decideranno di diventare imprenditrici.
Sul sito www.mammefannoimpresa.it è possibile trovare tutte le informazioni sul progetto.
Non mi resta che dirvi: a lavoro mamme, viva le donne!

mercoledì 9 febbraio 2011

Il sogno dell'Italia che vorrei...

Care amiche,
vi siete mai chieste che Italia sarebbe se le donne fossero ai vertici della vita economica del Paese? Io me lo chiedo puntualmente e puntualmente la risposta è sempre la stessa: un'Italia in crescita sotto tutti i punti di vista.
Sembra una risposta banale, ma non lo è e ve lo dimostro.
Nonostante la recessione, nel 2009 sono nate oltre 20 mila imprese in più (+1,5%) guidate da imprenditrici o con una forte presenza femminile. E numeri alla mano, le aziende con un alto numero di manager in gonnella fanno quasi il doppio dei profitti di un’azienda tradizionale. Eppure il gentil sesso continua a scontrarsi con i problemi di sempre: al tasso di occupazione femminile che in Italia (47%) è il fanalino di coda d’Europa (58% la media Ue), si associa un alto numero di precarie (il 25% contro il 13% degli uomini) e la scarsa presenza nei posti di comando: il 4-5% di donne siedono nei Consigli d’amministrazione delle grandi aziende.
Un'interessante sintesi preparata dall'Istat e dal Dipartimento della Famiglia, inoltre, dimostra che vi è una relazione positiva tra tasso di occupazione femminile e tasso di natalità. Il che significa che dove le donne lavorano, fanno anche più figli. Allora se le donne che lavorano fanno più figli, questo significa che non possono essere questi ultimi un ostacolo alla carriera. E quindi non ci sono più scuse atte a tenere le donne di talento fuori dai vertici aziendali e dai CDA.
Avere più donne italiane eccellenti al top è solo un bene per la nostra società ed economia. Mettiamoci bene in testa che il bacino di donne italiane laureate è grande e totalmente sottosfruttato.
A livello politico si continua a ragionare unicamente in termini fiscali (di breve periodo): se più donne lavorano il PIL aumenta, e quindi si pensa a detassare il lavoro femminile. Eppure sono convinta che sono le strategie di leadership, le uniche a poter garantire una crescita di lungo periodo.
Perchè in Italia non si pensa ad una normativa simile a quella norvegese che prevede che il 40 per cento dei consiglieri di amministrazione di aziende quotate siano donne?
Perchè in Italia la focalizzazione è sull'aumento delle strutture di supporto alla maternità (asili nido) e non sull'incremento di donne nel top management aziendale?
Provo a dare una risposta. Una donna di talento spaventa le stesse donne, figuriamoci gli uomini. La metà di quel 4-5% delle donne che siedono nei CDA in Italia, mi dispiace dirlo, è costituita da mogli, figlie e fidanzate dell’imprenditore di riferimento, provate a fare mente locale e vedete se non ho ragione (Azzurra Caltagirone, Emma Marcegaglia, Marina Berlusconi ecc). Nessuno che oggi è al potere (uomo o donna) vuole che cambino le cose, tutti vogliono conservare la poltrona, ma andando di questo passo quello che si conserverà sarà un Paese di vecchi sempre più povero e affamato.
Care amiche credo che sia giunto il momento di iniziare la nostra rivoluzione culturale di donne e mamme. Se la politica non è meritocratica (basta vedere il numero di vallette titolari di quote rosa), la promozione di donne eccellenti  nella vita economica e sociale del Paese è possibile, ed è il sogno dell'Italia che vorrei.
Buona giornata mamme, viva le donne!

venerdì 4 febbraio 2011

10 Regole d'oro per provare a cambiare vita...

Care amiche,
la vita di noi mamme e donne in generale è una continua corsa tra impegni di lavoro e carichi familiari. Non avere molto tempo per noi stesse o per i nostri cari ci stressa oltremodo e si finisce così la propria giornata con non poca frustrazione. E' come se la vita fosse stata programmata, le persone si aspettano da te che tu svolga al meglio ogni ruolo che ti è stato affidato. Devi essere una eccellente moglie, madre, manager, amante, compagna di giochi e di avventure, però non sempre hai il tempo da dedicare alla cura della tua persona e dei tuoi desideri  e quando ti rendi conto che, in realtà, stai solo correndo, senti il desiderio di fermarti anche solo per respirare. A cosa serve del resto correre così?Ve lo dico io, non serve a niente e nessuno,non serve ai nostri figli che percepiscono il nostro stress, non serve ai nostri mariti che ci sentono nervose, e non serve ai nostri datori di lavoro che ci vedono distratte.E poi, perchè correre così? Alla fine si vince un premio?
Allora amiche qui ci vuole Downshifting (Semplicità Volontaria), bisogna semplicemente scalare marcia, rallentare. 
Che significa? Molte cose in una. Significa ad esempio prendersela con calma, lentamente, non affannarsi, in primo luogo per le questioni di lavoro, i soldi, la carriera.Significa fare meno ma anche fare meglio, con più passione e più senso e in modo più semplice (magari rinunciando all’ultimo modello di smartphone che invece di semplificarci la vita ce la complica con aggiornamenti continui, rischi di attacchi di nuovi virus, moltiplicazione di funzioni che nessuno utilizzerà mai), a prescindere da quello che si fa. Significa avere più tempo per sé, la propria famiglia, gli amici, gli hobby, perché no anche per le vacanze, a patto ovviamente che non siano troppo costose. Perché il downshifting, moda, fenomeno culturale o qualsiasi altra cosa sia o stia diventando, predica una riduzione un po’ in tutti quegli aspetti che in una normale esistenza di una persona occidentale, o comunque vivente in un’economia industrializzata, provocano stress, ansia, perdita di contatto con le cose che hanno più senso nella vita. E, alla fine, rischiano di far perdere il senso e il gusto di vivere.
Se tutti facessimo downshifting, che cosa succederebbe? Nessuno può dirlo, ovviamente. E nonostante questa filosofia di vita stia facendo proseliti, la larghissima maggioranza di noi o è ancora attratta fatalmente dall’equazione lavoro di più = guadagno di più, oppure non riesce a uscire dal meccanismo della vita-as-usual anche se sente che gli ingranaggi lo stanno pian piano stritolando.
E' pur vero amiche, che per fare downshifting ci vuole coraggio e spesso non si sa da dove partire. Oggi Mom&Woman vi parla delle 10 Regole della Semplicità Volontaria, stilate da Tracey Smith, una guru del downshifting inglese.
Ecco, dunque, quali sono le regole del buon downshifter. Che strizzano anche l’occhio al green e ad uno stile di vita sostenibile. Come dire che tutto si tiene, alla fine.

1) Fai un esame del tuo budget di tempo e del tuo budget finanziario.

2) Taglia una carta di credito (in senso letterale!) come gesto simbolico e liberatorio.

3) Dona qualche oggetto, giocattoli, vestiario ad un ente caritatevole, così sperimenti un comportamento di natura gratuita.

4) Fai un elenco dei tuoi acquisti settimanali e tagliane almeno 3 (non essenziali).

5) Pianta qualcosa in giardino, coltivalo, innaffialo e poi mangialo, per imparare che non tutto il cibo si deve acquistare.

6) Cucina un pranzo utilizzando ingredienti di stagione, locali e preferibilmente organici.

7) Goditi la grandissima gioia di allevare qualche gallina (non in batteria).

8) Realizza con le tue mani qualche biglietto o cartoncino per le prossime feste in calendario.

9) Stasera (non domani, stasera!) spegni la televisione, accendi la radio e fai qualche gioco in famiglia o una bella chiacchierata.

10) Programma una mezza giornata lontana dal lavoro da trascorrere con qualcuno a cui vuoi bene.


Buona giornata mamme, viva le donne!!!

giovedì 3 febbraio 2011

Riprendiamoci la dignità: il seguito...

Care amiche,
oggi è nuovamente giunta a Mom&Woman la testimonianza di Rosa, come seguito all'articolo scritto il 21 Gennaio 2011. Come me, vi sarete chieste: le donne della Tacconi Sud ce l'avranno fatta? Saranno valse a qualcosa le loro notti di occupazione in fabbrica?Leggete...
Buona giornata mamme, viva le donne!!!

"Sono trascorsi 13 giorni e 16 ore dall'inizio dell'occupazione della Tacconi Sud.Siamo tese e stanche. Siamo riuscite a ricavare un terzo turno di notte, riducendo il numero, da quattro a tre, per recuperare meglio tra un turno e l'altro.Le notti in compenso paiono più brevi, si dorme comunque poco.
Troppa calma in questi giorni. E' vero qualche garanzia in più c'è stata, la domanda  cassa avviata,l'istanza di fallimento depositata, tuttavia non mancano le pressioni psicologiche, c'è la possibilità che stacchino la corrente elettrica e se questo accadrà vorrà dire restare senza riscaldamento per la notte, ma quello che ci preoccupa di più sarà il buio che avvolgerà completamente questa nave in avaria con il suo equipaggio.  Ci rendiamo conto che gli esseri umani si abituano presto alle nuove condizioni, tanto che l'assurdità pare alle fine una strana routine. Ma la tensione resta.C'è la possibilità che la proprietà tenti di entrare, anche se fingono noncuranza,cominciano ad essere infastiditi dalla nostra determinazione, un pugno di donne, non ci credevano capaci di tanto! dimenticano forse che  le donne nella storia hanno sopportato oppressioni più lunghe.
 Tuttavia si pensa spesso a qualche azione che attiri l'attenzione mediatica e devo dire che quella che mi è giunta con queste  note è stata inaspettata.
Ma la sensazione di fondo è la paura di essere dimenticate, i tempi si allungano e tutto questo potrebbe  non bastare. Ciò che restera, comuque finisca sarà il valore che questa esperienza ha offerto a tutte noi. In questi giorni mi rendo conto di come gli altri sono presenti nelle nostre vite, al di sotto della soglia della nostra consapevolezza, in modo  incoscio, ci accompagnano ogni giorno della nostra vita, sono i colleghi di lavoro.
Forse in altre condizioni non avremmo avuto modo di scoprire la nostra umanità, in altri luoghi prese dalla quotidianità,non avremmo compreso come  certe condizioni accrescono la solidarietà tra le persone.
Oggi in particolare una forte tensione ha attraversato la nostra giornata, se non fosse stato per le mie colleghe non avrei avuto la forza di tenere testa ad una giornata  simile. Un'interminabile riunione su nuovi sviluppi ha sondato ogni angolo della nostra anima, ma alla fine ci ha restituito una forza nuova.
Adesso so che la lezione migliore poteva venire solo da chi è prossimo a me, ed è  per questo vicino almeno come imigliori affetti che pensiamo di vivere.
Domani saremo di nuovo in fabbrica, c'è la possibilità che tentino di forzare il presidio, per questo sarà una notte lunga pensando alle colleghe in turno.Il cellulare acceso è l'unico sostegno invisibile, perchè ognuna di noi possa raggiungere l'altra. L'altro ponte è il pensiero constante, quello che ti fa sentire la presenza dell'altro in questo comune destino.
Comunque andrà abbiamo vinto.
Abbiamo vinto come persone,come donne,come madri, come sorelle e come colleghe.


Rosa Giancola"

mercoledì 2 febbraio 2011

Figli o lavoro?In Italia si sceglie, in altri Paesi Europei si portano avanti entrambe le cose...

Care amiche,
oggi su esplicita richiesta di alcune di voi, parliamo della maternità e dei diritti sul lavoro, perchè spesso si alimenta confusione e non sempre è chiaro cosa si può fare e cosa no, con grande ansia e frustrazione per chi  invece dovrebbe solo vivere la gioia della nascita.
In Italia non si fanno più figli, con grande preoccupazione della politica, ma non è un compito da geni della lampada capirne il perchè. Una donna su due perde o rinuncia al lavoro a causa della maternità, e questo a tutti i livelli di carriera, dalle donne manager alle operaie (per non parlare dell'incubo che vivono le precarie). La donna è punita sul lavoro per il fatto di essere diventata mamma. Ci sono testimonianze di donne manager che hanno dedicato la loro vita al lavoro e che magari solo a 39 anni hanno ritenuto opportuno intraprendere la maternità. Ebbene dopo anni di duro lavoro al loro rientro sono state licenziate. E' l'esempio di Stefania Boleso, 39 anni, da 10 anni  responsabile marketing di Red Bull. Oppure ci sono mamme che subiscono mobbing, demansionamento e qualsiasi barbarie solo perchè sono state in grado di dare all'Italia un figlio e non possono permettersi di perdere il lavoro.
E' pur vero però che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, e ci sono anche ambienti di lavoro che tutelano la maternità, ma tutto sta alla ragionevolezza e all'umanità del top management e non ancora purtroppo alla consapevolezza che una mamma è una grande risorsa sia a lavoro che per il Paese. Questa consapevolezza, che è chiara in Paesi come la Norvegia ad esempio, si ripercuote sulla crescita del PIL nazionale incrementandola (e non sono sensazioni ma numeri!!!).

Veniamo a questo punto ai diritti delle mamme sul lavoro. Vi anticipo che la trattazione di questo argomento potrebbe non essere esaustiva e per questo vi rimando a consultare tutte le fonti in materia.
La tutela della donna in caso di maternità è regolamentata dalla legge n. 151 del 26 marzo 2001 che ha sostituito la vecchia legge n. 1204 del 1971 (“Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”). 
La tutela del posto di lavoro
Le donne in attesa di un figlio, non possono essere licenziate nel periodo compreso tra l’inizio della gravidanza e il primo anno di età del figlio.
In caso di licenziamento, occorre presentare entro 90 giorni un certificato che dichiari l’esistenza della gravidanza nel momento in cui si è state allontanate dal posto di lavoro.
Il ricorso al licenziamento è nullo per: giusta causa (colpe gravi della donna), chiusura dell’azienda, scadenza del contratto. Sempre in questo arco di tempo, la donna non può essere sospesa a meno che non venga sospesa la produzione nell’intero reparto in cui lavora.
Per i 7 mesi successivi la scoperta di essere incinta, la lavoratrice non potrà effettuare trasporti, sollevare pesi, svolgere lavori pericolosi, faticosi e insalubri. Non possono altresì esserle affidati turni di lavoro dalle ore 24:00 alle ore 6:00.
Nei periodi di assenza per maternità, si continua maturare anzianità di servizio e, solo durante il periodo di assenza obbligatorio, anche ferie e tredicesima.
Al rientro sul posto di lavoro, dopo il periodo di maternità, (sia obbligatorio che facoltativo), la donna ha il diritto di continuare a svolgere le stesse mansioni, o equivalenti, che svolgeva in precedenza.
Astensione obbligatoria
La donna ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per 5 mesi totali a scelta semi-vincolata: può continuare a lavorare fino al 7° mese e restare a casa per i primi 3 oppure continuare fino all’8° mese e restare ad accudire il bambino per i primi 4 mesi di vita. Questa ultima ipotesi deve essere concessa sia da un medico specialista del sistema sanitario nazionale che da un medico competente nella prevenzione sui luoghi di lavoro.
Nel periodo di astensione dal lavoro, la donna riceve l’80% dello stipendio ed un eventuale 20% a seconda del contratto aziendale. Stessa cosa vale per l’uomo, che ora ha la possibilità (obbligo in alcuni casi) di astenersi per i 3 mesi successivi alla nascita del bambino.
Anche le lavoratrici che hanno adottato un bambino di età inferiore ai 6 anni di età possono avvalersi del diritto di astensione al lavoro per i 3 mesi successivi l’arrivo del bambino.
In caso di aborto sopravvenuto entro 180 giorni dal concepimento, la donna ha diritto ad un normale periodo di malattia prescritto dal medico, diversamente avrà diritto ai 5 mesi di assenza con l’80% dello stipendio. 
Astensione facoltativa
Con questa legge, sia padre che madre possono astenersi dal lavoro per un massimo di 6 mesi ciascuno ma per un totale di 10 mesi ricavato sommando i periodi di assenza dell’uno e dell’altra. Le assenze possono essere continuate o frazionati e utilizzabili fino al compimento dell’8° anno di età del figlio; in alcuni casi, i genitori possono assentarsi contemporaneamente dai reciproci posti di lavoro.
Nel caso di scomparsa di uno dei genitori (sia per morte che abbandono del figlio) il periodo per il singolo genitore si allunga a 10 mesi.
Per i genitori adottivi resta tutto invariato tranne il caso in cui il bambino adottato dovesse avere una età compresa tra i 6 e i 12 anni: in questo caso, l’astensione facoltativa può essere goduta entro 3 anni dall’arrivo in famiglia.
Per i giorni di astensione facoltativa, si percepisce il 30% dello stipendio fino al raggiungimento totale di 6 mesi di assenza tra padre e madre. Successivamente saranno solo i genitori a basso reddito a continuare a percepire la stessa percentuale di stipendio. 
Diritto all’allattamento
Durante il primo anno di vita, la madre può assentarsi per 2 ore al giorno dal lavoro per accudire il bambino (una sola se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore); le 2 ore possono essere cumulate oppure divise sempre all’interno della stessa giornata lavorativa. Se sul posto di lavoro è presente una asilo nido aziendale o una camera per l’allattamento, la lavoratrice non può allontanarsi dalla struttura e le ore messe a disposizione scendono a una soltanto (divisibile in 30 minuti per 2 volte). 
Permessi per malattia del figlio
Padre e madre possono assentarsi dal lavoro in caso di malattia del figlio che deve essere attestata da un medico specialista.
Fino a 3 anni di età del bambino, non vi sono limiti di assenza; dai 3 agli 8 anni, si hanno a disposizione soltanto 5 giorni all’anno.
L’assenza dal lavoro deve coinvolgere solo uno dei genitori che deve presentare apposita dichiarazione all’azienda nella quale attesta che il coniuge non sta usufruendo dello stesso permesso nel medesimo periodo.
In questi giorni, e per i primi 3 anni di vita del bambino, non si percepisce stipendio ma vengono comunque versati i contributi INPS. 
Assistenza a bambini con handicap
In questo caso, i genitori possono chiedere di aumentare il periodo di astensione facoltativa fino ad un massimo 3 anni a patto che il bambino non sia ricoverato 24 ore su 24 in una struttura specializzata.
In alternativa si può chiedere un permesso giornaliero di 2 ore (retribuite) fino al 3° anno di età del bambino e successivamente 3 giorni al mese.
Cosa cambierà in Italia con la nuova direttiva UE?
I lavoratori padri dovranno poter fruire, alla nascita di un figlio, di almeno due settimane di congedo interamente retribuito. Il Parlamento europeo in seduta plenaria ha votato, con una maggioranza significativa e in prima lettura, la proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio europeo che modifica la direttiva 92/85/CEE in materia di tutela della maternità e della paternità.
Del tutto nuovo, anche per il nostro Paese, l'invito rivolto agli Stati membri di far beneficare i padri di un autonomo periodo di assenza, appunto di almeno due settimane, da utilizzare nel periodo in cui opera il congedo obbligatorio per maternità, il cui periodo minimo deve essere aumentato, dagli Stati membri dell'Unione europea, da 14 a 20 settimane. Quest'ultima misura non tocca il nostro Paese, che già stabilisce in cinque mesi l'astensione obbligatoria dal lavoro per le neo-mamme.
Anche l'Italia dovrà, però, adeguare il trattamento economico di maternità alla nuova direttiva, che prevede che le 20 settimane siano integralmente retribuite. Attualmente l'indennità durante il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per maternità è, invece, pari all'80% dell'ultima retribuzione, con l'integrazione al 90 o al 100%, che alcuni contratti - ma non tutti - pongono a carico del datore di lavoro.
Buona giornata mamme, viva le donne!!!

giovedì 27 gennaio 2011

Parola magica Tagesmutter...

Care amiche,
avete perso o rinunciato al lavoro a causa della maternità?
Niente paura, Mom&Woman oggi vi aiuta a capire come si può trasformare un'esternalità negativa in positiva e la parola magica si chiama Tagesmutter o "nido famiglia".
Il modello è quello, già diffuso nei Paesi del Nord Europa, di una abitazione privata trasformata in un piccolo asilo, per accogliere fino a cinque bambini da zero a tre anni: l'imprenditrice, in questo caso, è la donna di casa, magari già educatrice o, soltanto, molto amante dei bambini, che desideri trasformare la propria passione in una professione.
Dopo il Trentino Alto Adige, dove il nido famiglia è già una realtà, la legislazione più all'avanguardia è quella della Lombardia dove, lo scorso anno, una delibera regionale ha disciplinato l'istituzione, che non richiede modifiche strutturali alla casa (necessario solo il requisito di civile abitazione) né il possesso di un titolo di studio specifico da parte della mamma, e che prevede orari flessibili per rispondere alle esigenze delle famiglie.La formazione delle «Tagesmutter» è soprattutto di tipo pratico: progettazione di attività ludiche, elementi di prevenzione e di primo soccorso, indicazioni sull'allestimento di spazi e attrezzature nella propria casa, gestione dei rapporti con le famiglie, principi di alimentazione per la prima infanzia e programmazione della routine e della cura quotidiana dei piccoli.
Fondamento pedagogico è l'educazione tempestiva vale a dire un'educazione «proiettata al futuro», che mira a sviluppare al massimo le potenzialità del bambino che, soprattutto nei primi anni di età, sono enormi: da quando ha otto mesi, il bimbo riesce infatti a imparare con estrema facilità ciò che, in seguito, gli richiederebbe sforzi e impegno. L'altro pilastro educativo è quello della pedagogia positiva, metodo che premia soprattutto i progressi e le piccole conquiste quotidiane, considerando il bisogno dei piccoli di ottenere attenzione e gratificazione da parte degli adulti. Per i bambini solo la mamma è la migliore maestra.
Se volete avere maggiori dettagli a riguardo scrivete a Mom&Woman e sarò bene lieta di comunicarvi gli strumenti di questa nuova imprenditorialità.
A lavoro mamme, viva le donne!!!

sabato 22 gennaio 2011

Oggi voglio dare i numeri...

Care amiche,
per dare i numeri non è detto che bisogna essere pazze!Quando ero universitaria, la frase più gettonata era:"Professore il senso è questo, ma i numeri sinceramente non me li ricordo"...Ed invece i numeri servono a capire e ad avvalorare testimonianze come quella di Rosa. Ci sono numeri che dovrebbero entrarci bene in testa, perchè ci rappresentano e non sono un semplice dato di fatto da tralasciare e trascurare perchè in tv c'è il Grande Fratello o tutte quelle belle trasmissioni che distolgono l'attenzione dai problemi reali del Paese.
In Italia una donna su due è fuori dal mercato del lavoro. Una recente ricerca di mercato datata 7/12/2010 condotta dall’Eurostat (Ufficio Statistico delle comunità europee), dimostra che il 35.5%  delle Italiane non ha un impiego.
Diversa la fotografia scattata nel resto d’Europa, dove la media della percentuale delle disoccupate è del 22.1%.
Secondo Eurostat tra le cause principali dei dati relativi all’Italia c’è la “cura della famiglia“. Le donne italiane appaiono al resto del mondo più madri e casalinghe che donne in carriera. In controtendenza rispetto a questo dato l’Italia ha, allo stesso tempo,uno dei tassi di natalità più bassi del vecchio continente (9,6 bambini per mille abitanti, rispetto alla media Ue di 10,9).
Uno studio presentato dalla Commissione europea la scorsa estate sui sistemi educativi dei 27 Paesi membri e condotto da “Eurydice”, rete europea d’informazione sull’istruzione, e sotto il coordinamento dell’Education, Audiovisual and Culture Executive Agency (EACEA), rivela come nel nostro paese siano ancora forti le discriminazioni sessuali nell’istruzione scolastica e come non si stia facendo quasi nulla per contrastarle.
In parole povere, un sistema scolastico sessista non può che produrre una società sessista. Secondo gli esperti, sono proprio gli stereotipi legati al genere che influenzano la possibilità di fare carriera in certe professioni.
E’ quella che in gergo viene definita “discriminazione verticale” che  in Italia tocca tutti i settori, a partire dalla presenza delle donne nel parlamento italiano. Con le elezioni 2008 la presenza femminile a Montecitorio ha raggiunto il 21% e a Palazzo Madama il 18%. Il dato sembrerebbe incoraggiante se non fosse che il numero di commissioni con presidente o vicepresidente donna è identico alla legislatura precedente, rispettivamente 2 e 6.
Fatte salve alcune eccezioni, tutti i Paesi europei hanno messo in pratica politiche per la parità tra i sessi nell’istruzione o intendono dotarsene al più presto. Tra le poche eccezioni, in compagnia delle repubbliche ex-sovietiche come Estonia, Polonia, Ungheria e Slovacchia, figura proprio l’Italia. Alcuni Paesi si sono impegnati nella lotta alle discriminazioni di genere (Francia, Lussemburgo, Lituania), altri hanno preferito affrontare i diversi rendimenti scolastici tra maschi e femmine (Romania, Danimarca, Galles), altri ancora hanno cercato di aumentare il numero dei presidi e direttori donna (Lettonia, Cipro e Norvegia). Il Belgio (parte fiamminga) e l’Inghilterra hanno addirittura intrapreso tutti e tre gli approcci. In Italia ancora poco è stato fatto in tal senso. L’Italia è classificata dallo studio tra quei “Paesi sprovvisti di politiche sostanziali in materia di parità tra i sessi nel campo dell’istruzione”.
Le notizie non migliorano per quanto riguarda l’orientamento professionale: ragazzi e ragazze continuano a scegliere lavori che rispecchiano i tradizionali ruoli di genere, tanto che alcune professioni continuano a rimanere tabù per le donne.
Care amiche questi numeri devono cambiare, per i nostri figli e le nostre figlie affinchè vivano in una società non classista, dove le donne soprattutto se madri devono poter occupare ruoli alti in ogni ambito lavorativo e sociale, perchè una mamma spesso gestisce più carichi di un manager d'azienda e li gestisce senza insuccessi con coscienza ed amore. Mi piacerebbe un domani non sentir più dire "Sono fortunata ad avere avuto un figlio maschio, perchè sarà più facilitato nella vita", e soprattutto mi piacerebbe non pensare che la persona che lo sta dicendo ha pienamente ragione. 
Non restiamo impassibili a guardare, come se non stesse succedendo a noi, facciamo sentire la nostra voce, i nostri diritti di donne e di mamme...Quello che è successo a Rosa, alle operaie della Omsa e a tante altre che magari non hanno avuto ancora voce non deve essere la normalità, parliamo di questi temi, forse non cambieranno subito le cose ma almeno non resteremo solo numeri...

venerdì 21 gennaio 2011

...Riprendiamoci la dignità...

Care amiche,
oggi mi è giunta la testimonianza di Rosa su una tematica purtroppo ancora poco affrontata sia in politica che a livello sociale: Le donne e la loro dignità nella lotta per mantenere un posto di lavoro per se stesse e per i loro figli...
Lascio pertanto alla sua testimonianza tutto il posto che merita e mi auguro che possiate dare il vostro contributo e dire la vostra per iniziare a operare un cambiamento anche se piccolo di una realtà che si fa per noi sempre più amara... Non rassegnamoci, riprendiamoci la nostra dignità...


"Mi chiamo Rosa Giancola ,sono un operaia della Tacconi Sud.
Questa è la seconda notte di presidio all’interno della fabbrica. La prima è passata in bianco con lo sguardo sempre verso il cancello per paura di uno sgombero con la forza. Insieme a me le colleghe, qualcuna parla con il figlio più piccolo, e solo come una mamma sa fare spiega a quest’ultimo il perché  “la mamma non dorme a casa stanotte”. Si salutano dandosi il  bacio della buonanotte per telefono.
Non avevamo mai ascoltato la nostra fabbrica di notte; un silenzio irreale avvolge il luogo dove ogni giorno per 19 anni abbiamo lavorato e condiviso le nostre vite. Siamo qui nella speranza che questo gesto pieghi  l’incuranza e la strafottenza del nostro datore di lavoro ai suoi doveri  di persona per bene! Siamo quì nella speranza di non essere dimenticate! Per ricordare a tutti che le donne in questo Paese non sono soltanto escort e veline! Per ribadire a tutti gli economisti, se ce ne fosse bisogno, che il reddito familiare italiano si regge anche sull’enorme sacrificio che ogni donna  in silenzio dona al PIL di questo Paese e non in mirabili e soddisfacenti professioni! Ma in lavori pesanti e spesso dimenticati.
Le donne che lavorano, quale posto occupano nel sentire comune?è difficile rispondere , a noi sembra di essere solo l’ennesima storia di “futura disoccupazione”, e in fondo ci rendiamo conto che quando è una donna a perdere il lavoro, questa perdita è avvertita come una “perdita minore”, di fronte a tanti “padri di famiglia” che restano disoccupati, in fondo le donne possono  arrangiarsi, legate al destino delle “scelte femminili ”. Perché una donna “sceglie di lavorare” diversamente da chi ne ha diritto a  prescindere.
Riflessioni notturne le mie, mentre penso se riusciremo a resistere, se e per quanto tempo non  sarà stato inutile tutto  questo.
Affido queste righe a  fb, che dedico soprattutto alle mie colleghe.

Rosa Giancola"


A voi e al vostro buon cuore tutte le riflessioni del caso...
Grazie Rosa per aver condiviso questa amara esperienza con Mom&Woman, hai tutta la mia stima e considerazione...